sabato 23 giugno 2012

21-06-2012
- LUCA MILANI live @ SpazioMusica -
Pavia (PV)

Corre l'anno 1986. A Pavia, in via Faruffini, al numero 5, Bruno Morani e sua moglie Daniela Bonanni inaugurano a pochi passi in linea d'aria dal ponte coperto un locale che vuole essere prima di tutto centro di incontro e di scambio culturale per i giovani, universitari e non, che ogni anno popolano il capoluogo lombardo sorto sulle sponde del Ticino, sede universitaria tra le più antiche d'Italia. Per veicolare questa finalità la coppia, conosciutasi una decina di anni prima a Trasaghis nei gruppi di soccorso per il terremoto in Friuli, si affida a un mezzo che da sempre è in grado di aggregare e unire gente di ogni età, razza, colore, censo e religione. La Musica diventa il collante e il cuore pulsante di un'attività frenetica, ma sempre a misura d'uomo, che non conosce soste neanche nei momenti più dolorosi come la scomparsa prematura dello stesso Bruno avvenuta nel 2002. Così, volendo parafrasare il grande Augusto Daolio, anche in questa occasione l'albero, cadendo, ha saputo spargere i suoi semi e nel corso del penultimo weekend di giugno, dopo aver celebrato alla grande negli spazi del castello visconteo il venticinquesimo del locale trecentosessantacinque giorni prima, ecco festeggiare nel cortile antistante SpazioMusica un nuovo compleanno, nel solo modo confacente alla tradizione del locale; dunque, a suon di musica. Scegliamo di presenziare alla sera dell'inaugurazione della quattro giorni organizzata dal club pavese per tornare ad ascoltare un musicista precedentemente visto sempre su questo stesso palco in occasione di un clamoroso quanto annunciato sold out del locale, quello realizzato per mano di Dente nell'inverno scorso, in supporto al suo ultimo lavoro.

Ad aprire la danze della serata ci aveva pensato infatti l'ex cantante dei File, al secolo Luca Milani che nella sua miscela di folk acustico e Americana era stato in grado di offrire ai più attenti una prestazione di buona fattura, capace di non sfigurare di fronte all'atteso headliner. Da allora Milani ha riformato per qualche data estemporanea i File, ha proseguito, da attento ascoltatore qual è, a captare onde buone provenienti da Oltreoceano e ha continuato nella stesura di un nuovo album solista atteso nei prossimi mesi. La data odierna a SpazioMusica è una tappa imprescindibile per sostenere la causa del locale e per promozionare all'interno della manifestazione il rilascio di una compilation dedicata a Michael Jackson, promossa
dagli affiliati del Downtown Studio, alla quale lo stesso musicista milanese ha preso parte. C'è già una buona affluenza di pubblico all'esterno del locale quando dal palco interno scendono gli Horizon Line. Milani è al bancone in attesa del suo set. La cappa di caldo umido che si respira tra le mura è solo in parte mitigata dai tre ventilatori sistemati tatticamente nella sala principale dallo staff del locale per ovviare al problema; di certo una collocazione del festival presso i non lontani Giardini Malaspina, come in origine si era pianificato, avrebbe favorito una location al tempo stesso prestigiosa, non meno funzionale, ma dalle indubbie "migliorie climatiche". Tant'è: messesi di mezzo le istituzioni ("dopo aver promesso mari e monti in campagna elettorale" - fanno sapere da SpazioMusica - "hanno incredibilmente ancora una volta deluso le aspettative dei loro cittadini, elettori e non, decidendo di destinare l’uso dei Giardini ad altro") tutto è andato aramengo.

Ormai Luca Milani è già on stage e, accompagnato come sempre da chitarra acustica e armonica, lascia fluire le note della solitaria
Bandit di fronte a uno sparuto gruppetto di ascoltatori. Che tuttavia cresce man mano che l'esibizione avanza e nonostante il caldo sempre più opprimente in sala. Già sulla successiva Scars And Tattoos, ritratto autobiografico scarno e intimista proveniente dall'ep omonimo del 2010, i posti a sedere sono pressoché completi e qualcuno canticchia accanto a noi mentre Milani, visibilmente accaldato sotto il suo panama d'ordinanza, scruta attentamente il pubblico tra una strofa e l'altra, ondeggiando a tempo intorno al microfono, sempre più calato nella parte di acuto folksinger padano. La barricadera cover di I Fought The Law, oltre a rivelare il mai sopito amore per un certo punk di qualità, è il diritto neanche tanto velato di critica esercitato da Milani che intelligentemente torna da par suo sulla questione dei permessi non concessi dall'amministrazione provinciale per l'uso di un ambiente un po' più estivo in occasione del Festival. La metamorfosi acustica del classico dei Clash, che raccoglie ampi consensi, prelude al primo (e unico) singolo tratto da SIN TRAIN, l'esordio su lunga distanza uscito l'anno scorso per Black Nutria e colpevolmente passato un poco in sordina anche fra gli amanti del genere.

Old August Sun con il suo carico di disillusioni e malinconia è springsteeniana metafora descrittiva incentrata sulla perdita dell'innocenza, tra ricordi di passati amori e promesse fatte con convinzione e testardaggine un giorno di tanto tempo fa che ora, nell'alternanza delle stagioni della vita, paiono solo sciocche e irrealizzabili. Tocca alla rivisitazione unplugged di The Girl Is Mine, al momento ultima registrazione in studio rilasciata dal Nostro sul cd tributo a Michael Jackson
WANNA BE STARTIN' SOMETHIN', mantenere alta l'attenzione; peccato per qualche stonatura, ma l'umidità è implacabile e anche i più preparati possono risentire delle non perfette condizioni climatiche in cui ci si trova a performare questa sera. Quasi al termine dell'esibizione ecco un'altra sorpresa. È un inedito tratto dalle session del futuro album in preparazione. Nell'attesa che venga sciolto il dubbio se intitolarlo L.F.R. oppure Lost ciò che ascoltiamo è un aspro rock'roll assai ritmato e incalzante, con qualche influenza post grunge che rimanda a quegli stessi File coi quali Milani si fece conoscere negli anni passati. Ovviamente, in questo caso, de-pluggati. Tra i chiaroscuri della sua voce, indolente e gutturale, emerge infine una figura di donna inquieta e angosciata. La chiusura spetta infatti a Mandy, con i suoi ricordi e la sua storia, con il rimpianto e le sue preghiere per quell'amore ormai svanito, viscerale e unico. Sono gli applausi a indicarci di essere arrivati al termine dell'esibizione. Raro esempio di storyteller italiano dalla grande comunicativa lirica attinta principalmente dalla Beat Generation, Luca Milani si muove con disinvoltura tra ribellione e romanticismo on the road, polverosi frammenti e battiti di vita. Vissuti o inventati poco importa. La magia vive anche di questi equivoci.

Andrea Barbaglia '12

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