sabato 13 aprile 2013

BLOOM

BLOOM
LU-PO
- AEF/Radio France International - 2013

Votato al minimalismo della Terra, Gianluca Porcu, titolare nonché deus ex machina del progetto LU-PO, festeggia i dieci anni di attività discografica rilasciando in digitale, con la sinergia di quella AEF già in orbita Radio France Internationale e a soli cinque mesi dal precedente racconto notturno STENDERE LA NOTTE, questo ottimo BLOOM che poco ha a che spartire, musicalmente parlando, con il suo predecessore se non fosse per quell'evocativo astrattismo strumentale e l'indubbia capacità tecnica del suo esecutore che ne contraddistinguono la trama. Sono cambiati infatti gli scenari sonori così come le modalità di esecuzione hanno seguito il nuovo mood dal quale si è originato questo prodotto dal taglio internazionale. Mentre cinque mesi fa la collaborazione con archi e ottoni aveva partorito una sintesi fra genio umano e meccanica elettronica, qui tutto è ridotto e riconducibile all'intelligenza delle macchine che, partendo da uno spunto sonoro caldo come può esserlo un arpeggio di chitarra, prendono il sopravvento per disegnare un landscape maggiormente algido ed etereo. Didascalica in tal senso è l'introduttiva Angel in cui, oltre a rimandare emotivamente ad una dimensione ultraterrena, viene testimoniata la crescita artistica del musicista sardo. Registrato tra Cagliari e Torino, BLOOM mette infatti a frutto una ricerca musicale matura, basata sulla elaborazione del suono che si piega alle esigenze di synth e tastiere anche quando concepito su una strumentazione più tradizionale. Uno slancio capace di bilanciare le aspettative di quanti sono più legati alla tradizione di suoni acustici e quanti amano perdersi invece nelle derive moderne dell'elettronica intelligente che sa dare concretezza a immaginifiche cattedrali del pensiero. Quanto LU-PO produce e successivamente trasmette alle nostre orecchie è anche una ricerca interiore, meditativa ed emotivamente delicata che tende alla descrizione oggettiva e analitica della realtà. Anche se parziale e mai del tutto rivelata. È un continuo scavare in profondità, alla perenne ricerca di un qualcosa di indefinito e indefinibile. La liquida Guilty Guitar, il gorgo che pare inghiottire Autumn, la felpata Bloom, la percussività di Tree, il tranquillo paesaggio d'acqua dolce tratteggiato in Lake, l'insospettabile crepuscolarità crepitante di Daylight, il moto ciclico delle mare esercitato da Moon e Moon II sondano il campo e si addentrano, mai invasive, nei misteri della Natura, mutando ed evolvendosi in una sequenza di stati d'animo e sensazioni (il più delle volte malinconiche) sperimentabili dall'individuo nel corso della propria esistenza umana. Uno sguardo riflesso nella sospensione infinita tra astratto e concreto. Giocando con le unità di tempo, luogo e spazio senza paura dell'Infinito.

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