giovedì 19 giugno 2014

THEE ASSTEMIANS

THEE ASSTEMIANS
Thee Asstemians
- HYSM?/Neon Paralleli - 2014

Pazzi e sconclusionati tre amici di lungo corso si incontrano un bel giorno, più o meno all'insaputa di tutti, con l'idea più malsana che potessero avere: realizzare nello spazio di una dozzina abbondante di minuti una imboscata sonora da fissare su quel supporto che comunemente tempo fa andava sotto il nome di disco, per vedere l'effetto che fa. Per la verità oggi la scelta vinilica è stata (temporaneamente?) accantonata, ma i cinque pezzi partoriti dal trio Spino-Ciappini-Intraina sono da un lato una autentica aggressione alle nostre orecchie, dall'altro una vitale iniezione di adrenalina sparata dritta al nostro cuore che torna così a pulsare come negli anni '90 quando - nonostante i tanti inutili soloni del malaugurio - la musica era ancora musica e le distorsioni erano ancora distorsioni. Cattive. Marce. Taglienti. Ciò che oggi viene così prodotto dagli strumenti di questi tre loschi individui dell'hinterland milanese che cappeggiano, elegantemente sgraziati, anche in copertina è un album di consapevole e disturbante disagio sonoro incentrato su due fattori chiave: la pesantezza di The Prayer, con le sue ficcanti urla dalla paura a lacerare l'aria satura di sgarbato doom, e i riff scarni, sghembi e riprovevolmente al fulmicotone che vanno a costituire i restanti episodi. Ognuno dei quali, in un momento di lucida follia dell'ascoltatore, potrebbe riflettere nell'attitudine più ancora che nella forma un momento musicale definito. Credere che Burn sia la quintessenza grunge del lotto è un incidente di percorso così come azzardare che si possa fare altrettanto con 1234 in ambito punk oppure ancora che Happy sia un approccio di elettronica asstemiana (ripetitiva, meccanica e del tutto priva di synth o tastiere!) mentre Jews sia applicabile al rock da classifica. È tuttavia una delle molteplici chiavi di lettura che la composizione in casa Asstemians concede a chi volesse approcciarvisi in maniera fin troppo costruttiva. Altri potrebbero più tranquillamente pensare che si tratti di uno sfizio portato a compimento da questo anomalo trio dopo anni di frequentazione e con lo zampino complice di Paolo Cantù, il quarto moschettiere mancato della band, ma sempre saldamente al timone con la sua carbonara Neon Paralleli quando si tratta di pubblicare destabilizzanti prodotti come questo. Altri ancora vorranno coniugare gli aspetti più strampalati dell'esecuzione (ricordiamo che Federico Ciappini è sì alla voce - spesso filtrata, ma anche alla chitarra; Mirko Spino percuote con veemenza quattro corde e Fabio Intraina irradia energia da dietro una batteria) con quelli progettuali. Poi ci sono senza dubbio quelli a cui il disco non arriverà mai. Pazienza. È stato messo in conto anche questo. Ma se c'è una caratteristica primaria di questo lavoro è proprio la sua leggerezza nell'approccio artistico, nella decisione di ritrovarsi in sala di registrazione una tantum, quasi per caso, senza alcun tipo di forzatura o preoccupazione. E liberare l'istinto del momento, facendolo convergere per catturarlo senza sovrastrutture. Altrimenti tanto vale. Com'è andata alla fine? Bene, decisamente bene: tanta sinergia e zero menate, come in quei film per cui vale il "Ciak, si gira!" e via, buona la prima. O nel peggiore dei casi la seconda. Un cult insomma. Amici miei - atto IV.
 

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